“Chi guarda nello specchio dell’acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso.
Lo specchio non lusinga; mostra fedelmente ciò che in esso si riflette, e cioè il volto che non esponiamo mai al mondo perché lo veliamo per mezzo della Persona, la maschera dell’attore.
Ma dietro la maschera c’è lo specchio da cui il vero volto traspare.”
Carl Gustav Jung
In questa frase il celebre psicologo Carl Gustav Jung si riferisce a ciò che avviene all’interno del lavoro analitico: più questo si fa lungo e impervio più ci sarà la possibilità di incamminarsi verso il Sé. Esso non è fatto solamente di ciò che mostriamo al mondo, la Persona, ma anche di un’altra parte, nascosta, che celiamo all’esterno ma che rappresenta un aspetto, l’Altro aspetto, di noi.
La Persona (la parola “persona” in latino significa “maschera”) è quella parte di noi più superficiale, vista e riconosciuta da coloro che ci circondano. O faremmo meglio a dire, quella parte di noi che Scegliamo di mostrare al mondo circostante. Essa è necessaria poiché consente l’adattamento, ma ci fornisce anche protezione poiché “tiene al sicuro” un’altra parte di noi, quella più intima e meno “conoscibile”. Sotto tale “maschera” si cela il resto della nostra personalità, verosimile, importante e utile tanto quanto quella che emerge in superficie.
Il lavoro analitico fornisce, nel tempo, l’integrazione di queste parti: il suo scopo è quello di rendere cosciente l’inconscio, e quindi di farci accedere ad un’altra “versione” di noi stessi, quella intera.


