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“Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso”

“Chi guarda nello specchio dell’acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso.

Lo specchio non lusinga; mostra fedelmente ciò che in esso si riflette, e cioè il volto che non esponiamo mai al mondo perché lo veliamo per mezzo della Persona, la maschera dell’attore.

Ma dietro la maschera c’è lo specchio da cui il vero volto traspare.”

Carl Gustav Jung

In questa frase il celebre psicologo Carl Gustav Jung si riferisce a ciò che avviene all’interno del lavoro analitico: più questo si fa lungo e impervio più ci sarà la possibilità di incamminarsi verso il Sé. Esso non è fatto solamente di ciò che mostriamo al mondo, la Persona, ma anche di un’altra parte, nascosta, che celiamo all’esterno ma che rappresenta un aspetto, l’Altro aspetto, di noi.

La Persona (la parola “persona” in latino significa “maschera”) è quella parte di noi più superficiale, vista e riconosciuta da coloro che ci circondano. O faremmo meglio a dire, quella parte di noi che Scegliamo di mostrare al mondo circostante. Essa è necessaria poiché consente l’adattamento, ma ci fornisce anche protezione poiché “tiene al sicuro” un’altra parte di noi, quella più intima e meno “conoscibile”. Sotto tale “maschera” si cela il resto della nostra personalità, verosimile, importante e utile tanto quanto quella che emerge in superficie.

Il lavoro analitico fornisce, nel tempo, l’integrazione di queste parti: il suo scopo è quello di rendere cosciente l’inconscio, e quindi di farci accedere ad un’altra “versione” di noi stessi, quella intera.

coronavirus

Supporto psicologico telematico: percorso di sostegno a distanza

Il periodo che stiamo affrontando, di forte emergenza medica e sanitaria, mette ognuno di noi di fronte a dure prove di sopravvivenza psicofisica: l’esperienza della paura del contagio, della paura dei sintomi e della malattia, del timore che noi e i nostri cari possiamo essere vittime e/o veicoli di un morbo che non conosciamo abbastanza, che non possiamo controllare, la percezione di non avere sufficienti armi o barriere fisiche e psichiche che ci rendano “immuni” a tale diffusione. La situazione che stiamo affrontando è unica nel suo genere: un tempo sospeso, fermo, fatto di attese e di pretese, vuoto di concreto e pieno di senso, paralizzato, in qurantena, non capito, non previsto, nuovo, incomprensibile, temibile.

L’emergenza Covid-19 pone l’Italia di fronte a sentimenti di angoscia, persecuzione, ansia, ritiro sociale e relazionale, sentimenti di vuoto. Questo non lo fa solo il virus, lo fanno anche le, lecite, prescrizioni e ordinanze che sono state necessariamente messe in atto in questi ultimi giorni. L’assenza di un confronto relazionale e la percezione di isolamento, inserite in un clima di preoccupazione e agitazione collettiva, possono provocare stati di ansia e agitazione poco gestibili, tantomeno da soli.

La possibilità di confrontarsi, sfogarsi, relazionarsi con uno specialista che sia inserito nello stesso periodo storico e collettivo e che possa comprendere tali difficoltà e dargli un senso, può essere una modalità di fronteggiare tale stato di malessere e di difficoltà, specie in un momento di forzato isolamento relazionale.

Il Supporto Psicologico Telematico consente di costruire una relazione contenitiva e comprensiva a distanza: essa avviene attraverso il supporto telematico delle piattaforme Skype o Whatsapp. Ha la durata di circa quarantacinque minuti e ha l’obiettivo di fornire sostegno psicologico a chi sta affrontando un momento di difficoltà. La consulenza telematica segue i medesimi protocolli riguardanti la Privacy e il trattamento dei dati personali utilizzati in studio.