Ispirato a: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di
Luis Sepulveda.
Questa è la storia dell’incontro di due diversità che, unendosi ed aiutandosi, hanno trasformato tale disuguaglianza in qualcosa di nuovo, di stravolgente e di unico.
Il cambiamento che solo tramite l’accettazione della diversità dell’Altro e della sua particolarità può essere attuato, ci viene insegnatoda questi personaggi che, reciprocamente, hanno vissuto una profonda trasformazione interna edhanno“messo le ali”, hanno imparato a volare ed ad a farsi responsabili del proprio destino.
Questa è la storia di una gabbiana, che durante l’emigrazione verso i paesi caldi, immergendosi nel mare per pescare una gustosa aringa, resta impantanata in una macchia di petrolio e rischia di affogare nel mare perché il petrolio le impedisce di prendere il volo. Con l’ultimo istinto di vita che le rimane, riesce a fuoriuscire dalla macchia e a spiccare nuovamente il volo, anche se il petrolio le appesantisce le ali e le annebbia la vista, impedendole di controllare il proprio corpo. Così caracolla nel cortile di Zorba, un gatto nero grande e grosso che prendeva sereno il sole di fronte alla propria casa.
Nonostante la diversità e l’istintiva dinamica preda-predatore, la gabbiana domanda al gatto Zorba di darle un ultimo aiuto e gli strappa tre solenni promesse; ella sta per deporre un uovo e chiede al gatto di non mangiarlo, di prendersene cura e di insegnare al futuro pulcino che ne nascerà a volare.
Il gatto Zorba reagisce con stupore alle richieste della sfortunata gabbiana ma acconsente e giura di rispettare le promesse condivise con lei.
Con l’aiuto di tre amici gatti, Zorba combatterà per l’uovo, prima tenendolo al caldo e nascondendolo alla vista dei propri padroni e dei predatori, poi, in seguito alla nascita della pulcina che chiamerà Fortunata, si occuperà di lei come fosse un suo genitore, proteggendola dai pericoli, destinando a lei un “luogo sicuro e caldo” dove vivere, garantendole cibo e affetto e, soprattutto permettendole di “prendere il volo” e di costruirsi il proprio futuro da giovane uccello di mare.
Non sarà sempre facile il suo ruolo, specie perché, a causa delle identificazioni tipiche del periodo dello sviluppo dei cuccioli, in alcuni periodi la gabbianella Fortunata desidererà essere equiparata ad un gatto più che ad una Gabbiana.
La capacità di guida, di sostegno e di contenimento di Zorba, tipica del buon genitore, le consentirà però di trovare ed accettare la propria identità, e di identificare quindi quale sarà la rotta di volo migliore per la propria esistenza.
All’interno di questa commovente storia vengono evidenziati molti temi equiparabili al lavoro terapeutico con un bambino e con la sua famiglia.
Molto spesso capita che i genitori ci chiedano aiuto perché si rendono conto che, da soli, non riescono a seguire ed aiutare il proprio bambino come desidererebbero, a causa di inconvenienti o di stress eccessivi che li porta a “volare”con fatica e frustrazione.
Il genitore si affida quindi ad un altro, ad una “diversità”, ad uno psicoterapeuta, che proviene da un contesto e da un vissuto completamente diverso dal proprio.
Nel farlo, il genitore ha un ruolo fondamentale: nessuno conosce meglio di lui il proprio bambino pulcino perchè è lui che segue, monitora e indirizza la sua “direzione di volo”. Fondamentale quindi che ci sia con il terapeuta una collaborazione empatica e calda, finalizzata a far si che il pulcino possa trovare la sua giusta strada.
Anche tra il genitore ed il terapeuta si fanno delle “promesse”: esse corrispondono al Contratto Terapeutico, un accordo tra le parti che mette in evidenza quali possono essere gli obiettivi di quello specifico lavoro, che comprendono non solo delle caratteristiche formali o burocratiche, ma anche un investimento emotivo e relazionale di un certo livello, da parte di entrambe le parti. Il gatto Zorba non avrebbe mai potuto aiutare la gabbianella se non si fosse coinvolto nella relazione con lei, se non si fosse affezionato alla pulcina e non avesse investito il proprio tempo e il proprio impegno in quella specifica relazione.
All’interno del rapporto terapeutico, specie con i bambini, è fondamentale ci sia una condivisione emotiva ed affettiva, è fondamentale che il terapeuta si metta sullo stesso livello del bambino, che lo ascolti, lo accetti e gli stia vicino raggiungendolo nella posizione in cui egli si trova, accettando la sua diversità e rinunciando, almeno momentaneamente, a tutto ciò che li differenzia.
Il terapeuta deve entrare nel mondo del bambino e comprendere, oltre che rispondere, alle sue specifiche esigenze, rinunciando alla propria adultità “giocando” con lui e inquadrando insieme i suoi desideri e le sue difficoltà. Solo un con-tatto così unico, affettivo, coinvolgente e “diverso” permetterà ai nostri bambini-pulcini di mettere le ali e di imparare a volare, seguendo la propria istintualità e la propria appartenenza.
Ma attenzione, non sarà sempre facile imparare a volare: ci saranno dei capitomboli, delle cadute, il desiderio di tornare indietro sui propri passi e di rimanere nella posizione in cui si trova, essendo più semplice “appartenere alla famiglia dei gatti che a quella degli uccelli”.
Ma il ruolo della terapia è proprio questo: aiutare i nostri bambini-pulcini a trovare la propria identità e la propria strada, senza pentirsene, inquadrandone le risorse e le particolarità.
Non spaventiamoci quindi se a volte ci appare che questi bambini sembra che tornino indietro o che vogliamo restare “con i piedi ben saldi a terra”, è proprio quello il momento in cui stanno, inconsciamente, prendendo la rincorsa prima di prendere il volo, cercando la propria rotta da seguire.
E noi dobbiamo aiutarli a farlo, dobbiamo dargli speranza e credere in loro.
Questo è il senso della cura. Questo il senso del lavoro terapeutico.