Stress lavorativo nell’epoca dello smartworking: quando e perché è necessario un trattamento psicologico

Il luogo di lavoro è l’area della vita nella quale, in proporzione, le persone trascorrono la maggior parte della propria giornata.

In questo contesto si giocano diversi aspetti personali: quelli legati alle competenze professionali e sociali, alla sfera cognitiva o fisica, a quella organizzativa.

L’area delle competenze rappresenta un ambito molto importante perché, se frustrato, va ad intaccare l’autostima e la sicurezza personale. Non essere riconosciuto nel mondo del lavoro è infatti un’esperienza molto spiacevole, che comporta esiti psicologici piuttosto seri, come ansia, attacchi di panico, condotte di evitamento, disturbi corporei, impulsività, rabbia, depressione. Il mancato riconoscimento delle proprie competenze e del proprio ruolo lavorativo, derivante talvolta da un rapporto negativo con colleghi e superiori, va a colpire aree personali profonde e comporta un abbassamento significativo della fiducia in sé stessi.

Al contrario, avere un buon riconoscimento lavorativo permette di sentirsi appagati nell’identità personale e di identificarsi in un ruolo, anche all’interno del gruppo di cui si fa parte.

Il lavoro rappresenta un ambito fondamentale per l’essere umano: sentirsi utili, competenti e necessari è cruciale per ognuno.

Essere senza lavoro causa spesso demotivazione, depressione e tristezza, così come averne troppo talvolta provoca sentimenti di onnipotenza e potere eccessivi.

Quando qualcosa non funziona in ambito lavorativo infatti ne risente tutta la vita della persona: non solo per le potenziali conseguenze sul piano economico-familiare e sociale che provoca, ma anche per i conseguenti vissuti emotivi.

La condizione di stress correlato al lavoro riguarda non solo la possibilità di lavorare troppo, ma anche quella di lavorare molto poco.

In entrambi i casi la sofferenza è molto elevata, anche se difficilmente percepibile. Chi lavora molto e non ha spazio per altro infatti non riesce a interrompere il meccanismo che lo incatena alla scrivania, anche se percependo spesso molta fatica e frustrazione.

Altre volte contattare tale vissuto legato alla condizione che si sta vivendo non è possibile, perché si è completamente immersi ed immedesimati nel mondo del lavoro. Più facilmente, saranno le persone vicine a far presente al lavoratore l’assenza o la problematicità del suo comportamento, difficilmente se ne accorgerà da solo.

Proprio in quel momento potrebbe essere importante un trattamento psicologico, per sostenere e aiutare il lavoratore a costruire dei momenti di svago (necessario e fondamentale per percepire meno stress) dai quali il lavoro possa essere escluso, e a prendere consapevolezza della condizione psicologica nella quale si trova al momento.

Questa potrebbe essere occasione di entrare in contatto con parti di sé meno conosciute e potersene prendere cura.

Specialmente negli ultimi anni, con lo smartworking, è diventato sempre più difficile poter differenziare i momenti di svago e rilassamento da quelli di lavoro: lavorare da casa talvolta provoca una “bulimia lavorativa”, caratterizzata da una abbuffata di ore di lavoro, senza sosta.

La difficoltà di porre dei limiti a questo atteggiamento è legato, forse, al poco controllo che si sente di avere da casa, oltre che alla difficoltà di porsi dei limiti.

Chi lavora poco o non riesce a trovare una sistemazione lavorativa soffre a sua volta, in un modo diverso, perché non riesce a trovare l’appagamento personale a cui abbiamo precedentemente accennato.

Spesso la motivazione alla base dell’impossibilità di trovare lavoro è psicologica, riguarda cioè alcuni aspetti dell’individuo che hanno a che fare con la sua personalità e la sua psiche.

Un trattamento psicologico ha la funzione di sostenere l’individuo nel riconoscere la propria condizione attuale e le proprie modalità di approcciare il contesto lavorativo. Prendere consapevolezza di quale sia il rapporto con il lavoro, oltre che comprendere che cosa il lavoro rappresenti a livello simbolico e profondo, può rappresentare un’occasione di apertura e di miglioramento della propria condizione.

In questo modo si avrà la possibilità entrare maggiormente in contatto non solo con il proprio ruolo lavorativo, ma anche con il proprio vissuto personale legato a ciò che esiste al di fuori.

In queste condizione un percorso di psicoterapia rappresenta anche il primo posto dove è possibile parlare di sé stessi e dove si pone al centro il proprio bisogno, primo passo nella direzione di una maggiore libertà, psichica e non.

Il blocco dello studente: quando è utile l’aiuto dello psicologo

Quando si intraprende un percorso universitario si creano moltissime aspettative nella mente del giovane adulto che riguardano non solo la tipologia di sfide che si andranno ad affrontare ma anche l’immagine che si darà di sé stessi nel momento in cui verranno affrontati gli esami e un percorso di studi complesso.

Queste aspettative possono rappresentare un importante motore per procedere fino al diploma di laurea, per impegnarsi nello studio e per discutere gli esami. Altre volte possono invece rappresentare degli ostacoli: non aderire completamente all’idea e all’aspettativa di se stessi, che ci si era costruiti in passato, può infatti mandare in crisi e provocare talvolta un vero e proprio blocco.

Il sistema di aspettative infatti non riguarda solo il giovane studente ma anche l’intero insieme di figure che gli ruotano intorno e che fanno parte della sua quotidianità: la famiglia in primis ma anche i colleghi universitari e gli amici al di fuori.

L’aspettativa che si debba portare a termine un percorso in un certo modo, con precisione e gloria, può influenzare drasticamente l’atteggiamento che si avrà nell’affrontarelo.

L’ambiente universitario infatti pone a confronto il giovane studente non solo con delle prove, ma anche con le proprie competenze, con la propria sicurezza, con la propria autostima, con la propria capacità di giudicare sé stesso e il proprio rendimento. Il confronto con i docenti inoltre favorisce una messa in discussione delle proprie conoscenze ed espone all’elemento del giudizio. Il voto ha un ruolo decisivo all’interno del percorso universitario, specie quando viene vissuto come una valutazione della persona piuttosto che della competenza. In questa fase di vita nella quale uno degli obiettivi principali è la realizzazione personale è impossibile riuscire a scindere questi due aspetti di sé, che coinvolgono a tutto tondo le esperienze e la vita del giovane adulto.

Le aspettative su sé stesso dunque risultano avere molto potere, e a volte sono costruite a partire da idee confuse su sé stessi e sulle proprie potenzialità, oltre che su dinamiche relazionali e familiari disfunzionali.

Oltre alle aspettative, le motivazioni alla base del blocco possono essere molteplici e vanno indagate all’interno della storia e della vita di ognuno, poiché è impossibile poter individuare una motivazione a priori uguale per tutti.

Oltre alle cause sarebbe importante ricercare anche le finalità di questo blocco:
talvolta alcuni comportamenti vengono messi in atto anche per permanere in una condizione stazionaria, non esporsi al cambiamento e rimanere nella comfort zone, oltre che per “non crescere” e transitare definitamente nel mondo degli adulti.

Questa condizione espone molti giovani a momenti di forte frustrazione, fatica nello studio, disturbo d’ansia e da attacchi di panico, oltre che senso di abbattimento e depressione. Se il blocco si mantiene per un lungo periodo è possibile che esso si trasformi anche in problematiche psicopatologiche croniche.

Un percorso di psicoterapia può essere utile a far chiarezza su ciò che sta capitando ed aiutare a comprendere meglio questo complesso sistema di aspettative e di preconcetti su sé stessi, che ha un ruolo così decisivo e centrale.

La comprensione di tali aspetti, all’interno di una relazione basata sull’empatia e sull’accoglimento, permette di riscoprire il senso delle cose che accadono e restituire valore e senso all’esperienza che si sta vivendo.

Compiti e blocchi del giovane adulto: quando è utile la psicoterapia?

Il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta rappresenta un momento di grande cambiamento e trasformazione: finita la scuola superiore il giovane ragazzo, da poco maggiorenne, si ritrova a dover fronteggiare delle richieste nuove e poco conosciute.

Tra i 19 e i 30 anni infatti il giovane adulto affronta a una serie di richieste o “compiti sociali” che sono tipici della cultura e del suo periodo di crescita: la realizzazione professionale, l’autonomia dalla famiglia d’origine, la costruzione di una relazione di coppia significativa. Avere dei blocchi o dei rallentamenti nel perseguire tali obiettivi è comprensibile e comune, ma può provocare grande malessere e profondo senso di frustrazione.

La realizzazione professionale, che sia lavorativa o universitaria, è uno dei principali obiettivi di questo periodo di crescita: non è sempre facile capire che cosa si preferirebbe fare o chi si vorrebbe diventare da adulti. Può succedere che alcuni giovani reagiscano con totale disorientamento e blocco di fronte alla scelta della facoltà o del ramo lavorativo da intraprendere e che ciò possa creare dei momenti di crisi e di profondo disagio.

Tali blocchi possono sopraggiungere anche durante il percorso universitario o lavorativo: momenti in cui non si riescono a preparare o a discutere esami, oppure la tesi, o difficoltà nell’andare a lavoro e nel frequentare l’azienda e i colleghi.

L’autonomia dalla famiglia d’origine è un altro obiettivo di questo periodo: talvolta non è possibile andare a vivere da soli con una condizione lavorativa precaria o poco stabile, ed è necessario chiedere aiuto e sostegno ai propri genitori.

Questa condizione può essere molto frustrante e faticosa, perché impedisce o ritarda la costruzione di un proprio spazio individuale e identitario, slegato da quello della famiglia d’origine. Mantenere un legame emotivo eccessivamente saldo con la famiglia inoltre, può talvolta rappresentare un ostacolo alla strutturazione della propria libertà individuale.

La costruzione di un legame di coppia significativo è un altro degli obiettivi di questo periodo di vita, ma il timore di legarsi all’altro senza perdere la propria individualità e la propria autonomia è qualcosa con cui spesso si deve fare i conti e che potrebbe portare a separazioni improvvise, a rotture o, addirittura, all’impossibilità di avvicinare l’altro/a e di incominciare una relazione. La scarsa autonomia economica poi potrebbe ritardare eccessivamente la concretizzazione della coppia e creare condizioni di profondo sconforto e scoramento nell’individuo e/o nella coppia.

Un percorso di psicoterapia o di sostegno psicologico con il giovane adulto ha l’obiettivo di potenziare la stima di sé e di mettere in luce le risorse individuali, fornendo contemporaneamente un luogo di accogliemento e ascolto della frustrazione e del disagio che si sta vivendo. La psicoterapia ha la funzione di comprendere le cause di questa sofferenza e di tale difficoltà ad emergere e ad individuarsi nella società, mettendo in luce, allo stesso tempo, anche le finalità e i vantaggi secondari derivanti da questa condizione.

Il focus è sempre incentrato sull’individuo e sulle sue potenzialità: importante è ricercare il senso e il significato profondo individuale che ha ciò che sta succedendo senza attribuire a motivazioni preconcette il malessere.

A partire dalla condizione individuale e di vita di ogni individuo infatti viene strutturato l’intero trattamento psicologico.

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Adolescenza, tra crisi e cambiamento.

Il passaggio dalla pubertà all’adolescenza non è mai facile poiché esso implica delle trasformazioni e dei cambiamenti fisici e psicologici che hanno delle conseguenze significative sulla vita intima e relazionale del giovane: il corpo va trasformandosi velocemente mettendo in evidenza delle disarmonie con lo sviluppo psicologico e cognitivo. È come se si diventasse velocemente grandi nel corpo, restando piccoli nella psiche!

Il normale sviluppo fisico infatti non va di pari passo con la crescita mentale e psicologica, poiché le due possiedono diverse tempistiche e momenti. La componente fisica e organica è inarrestabile, essa si basa infatti sul normale sviluppo biologico, e dipende dallo stimolo ormonale ed endocrino che viene attivato e manifestato proprio in questo periodo di sviluppo; esso è un processo di crescita biologicamente e ontogeneticamente predeterminato, che si presenta “improvvisamente” nel percorso di vita individuale. Il giorno prima si è bambini, il giorno dopo invece si scoprono cambiamenti corporei significativi, che sconvolgono completamente ciò che era conosciuto fino a quel momento.

La crescita psicologica ed emotiva, invece, dipende spesso da vari altri fattori non solo biologici, ma anche personali, culturali, familiari e soprattutto esperienziali. Perché un giovane adolescente si riconosca in questo particolare momento di vita, infatti, è necessario che faccia esperienza di che cosa significa essere adolescenti. La ricerca di una maggiore autonomia rispetto alla famiglia, il bisogno di condividere lo spazio e il tempo con i pari piuttosto che con gli adulti, la tendenza al patimento e alla sensibilità, la scoperta della sessualità, sono tutte esperienze sperimentate in adolescenza, che la rappresentano e che la strutturano.

La crescita psicologica quindi non avviene in maniera immediata e automatica come quella fisica, ma si sviluppa anche a partire dagli stimoli ambientali e sociali con i quali l’adolescente entra in contatto (e in conflitto). Allo stesso tempo, lo sviluppo psicologico ed emotivo e quello corporeo e fisico sono tra di loro complementari e si stimolano e influenzano reciprocamente, ed è impossibile comprendere quale dei due inizi a svilupparsi prima.

L’adolescenza può essere considerata quindi come quel particolare momento della vita in cui l’individuo percepisce l’estremo aggrovigliarsi di eventi psicologici ed emotivi, che trasmettono contemporaneamente il piacere e la paura di essere artefici e padroni del proprio destino.

L’età adulta potrà essere raggiunta quando si sarà in grado di costruire e costruir-si un’identità dotata di senso, orientata alla progettualità. Questo periodo della vita è caratterizzato dalla messa in discussione dei valori e delle credenze familiari più significativi, all’interno di un continuo movimento trasformativo caratterizzato da progressione e regressione, oltre che da conversioni e rotture.

L’adolescenza dunque viene considerata come un processo evolutivo in cui l’individuo è chiamato a superare una serie di eventi critici, che producono spesso stress e frustrazione. Nell’affrontare l’evento critico l’adolescente risponde spesso con una disorganizzazione psicologica temporanea, il cui superamento sarà un punto di partenza ideale per la nuova identità che si sta formando.

Le trasformazioni corporee, i cambiamenti sessuali, la delineazione di un ruolo all’interno dell’ambiente familiare e sociale, l’acquisizione di competenze nuove per la stabilizzazione dell’identità, sono compiti evolutivi che debbono essere superati correttamente dal giovane per consentirgli di compiere al meglio il passaggio alla fase successiva del suo percorso di vita, l’adultità.