Passaggi di vita: quando il cambiamento provoca un blocco.

La nostra vita non è un continuo fluire di avvenimenti od eventi ma è scandita da vari passaggi, da momenti di transizione e svolta, di cambiamento e trasformazione. Durante l’intera vita questi momenti di svolta possono provocare gioia e partecipazione, ma anche preoccupazione, stress, difficoltà emotive, a causa di motivazioni concrete o di altre più emotive e affettive. Il cambiamento non è sempre accolto con lo stesso atteggiamento, a
volte lo si percepisce come necessario, altre volte come imposto dall’esterno.

I momenti di cambiamento e di svolta possono essere legati a vari periodi di vita, a momenti sociali significativi che rappresentano la fine di uno status sociale, psicologico o relazionale e l’inizio di un altro. Dal punto di vista scolastico-professionale per esempio i cambiamenti di scuola, la fine un ciclo e l’inizio di un altro (passaggio dalle elementari alle medio oppure dalle medie alle superiori), oppure il passaggio dalla scuola superiore all’università,il periodo della laurea e l’entrata nel mondo del lavoro rappresentano dei cambiamenti di svolta significativi non solo dal punto di vista organizzativo e concreto ma anche da quello identitario ed emotivo: modificare ciò di cui ci si occupa, cambia le richieste a cui ci si sottopone e tende a trasformare anche le risorse che si devono mettere in gioco per fronteggiare il cambiamento.

Ciò va sicuramente di pari passo con il nostro sviluppo cognitivo e fisico ma, spesse volte, può non coincidere invece con il livello di maturazione o di trasformazione del nostro mondo interno: può succedere infatti che questi cambiamenti creino maggiore stress e difficoltà di quanto ci si aspettasse, ponendoci di fronte a vissuti di angoscia o a blocchi.

Ciò non vale solamente per l’ambito professionale e scolastico ma riguarda sicuramente anche il mondo personale e delle relazioni: il diventare genitori, la scoperta della gestazione, l’attesa del bebè e poi l’improvvisa trasformazione di tutto ciò che si conosceva precedentemente, rappresenta senza dubbio un momento di profonda svolta evolutiva.

Esso è un passaggio di status identitario enorme perché implica un rivoluzionamento totale di ciò che prima si conosceva di sé stessi e degli altri, in virtù della costruzione di un proprio Sè completamente differente e che non si ha idea di chi sia o come sia.

Il diventare genitori non significa solo avere dei figli ma anche il nascere dal punto di vista identitario come genitori, quindi un nuovo inizio, una nuova parte di sé stessi che si attiva e che viene alla luce.

Lo stesso può succedere quando finisce una relazione importante, un matrimonio, quando avviene una separazione: anche questo tipo di evento obbliga l’individuo a porre in gioco risorse interne nuove, che fino a quel momento erano sconosciute ed ignorate, implica l’idea di bastare a sé stesso e di ri-costruirsi a partire da ciò che si sa di sé.

Anche qui vi è una nuova nascita, una nuova parte della personalità con la quale si viene in contatto e che implica una trasformazione di ciò che c’era prima.

La perdita e il lutto di una persona cara, allo stesso modo, implica un cambiamento personale ed identitario profondo perché obbliga la persona a continuare la propria vita in assenza di qualcuno che era molto presente al suo interno.

Anche il passaggio dal lavoro alla pensione pone l’individuo di fronte all’esigenza di porre in gioco diverse abilità personali e alternative a quelle fino a quel momento utilizzate, creando uno stacco e una trasformazione importante dal punto di vista emotivo e della personalità.

Tali cambiamenti, pur appartenendo alla “normalità” della vita delle persone, possono essere vissuti con molta preoccupazione, angoscia o stress che possono provocare un blocco e una difficoltà nel fronteggiamento di tali momenti.

Forse è proprio la nuova nascita di una parte di Sè a rendere così complicato questo cambiamento e a non favorire sempre l’evoluzione ma a mantenere un blocco in una condizione di “transito”, a metà.

Rimanendo nel mezzo non si prosegue né si torna indietro, ma si rimane fermi, bloccati, senza riuscire ad andare né avanti né indietro. La tendenza alcune volte è quella di evitare di pensarci, di dedicarsi ad altro, di rifiutare il nuovo ruolo che si sta assumendo, oppure di chiudersi in sé stessi rifiutando di continuare una vita così diversa da quella che prima si conosceva.

L’assenza di quelli che in passato venivano definiti “riti di passaggio” poi non fa altro che aumentare l’esposizione a momenti di ansia, perché non ritualizza il cambiamento e non accompagna l’individuo nella crisi del passaggio, ma lo espone direttamente davanti al momento di trasformazione senza nessun filtro. Per questo motivo tale transizione diventa così complicata e vissuta talvolta con più allerta che partecipazione.

Attraverso un percorso di sostegno psicologico è però possibile comprendere quali siano le motivazioni che portano un individuo a sperimentare questo blocco e questo momento di empasse, cercando di comprenderne il senso profondo e dunque le motivazioni al suo superamento. Creare un contatto con i vissuti emotivi legati a questi cambiamenti è uno degli obiettivi del lavoro psicologico e consente di fronteggiare e comprendere al meglio quali siano le necessità del singolo individuo per far fronte a ciò che gli sta succedendo.

L’ascolto, la comprensione empatica e la condivisione sono senza dubbio gli strumenti più importanti da poter utilizzare in questi momenti difficili, utili a comprendere, insieme a un professionista, il senso e le motivazioni profonde di questo momento di blocco così complicato.

Per maggiori informazioni o per prenotare una consulenza Contattami.

articolo sito

“Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso”

“Chi guarda nello specchio dell’acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso.

Lo specchio non lusinga; mostra fedelmente ciò che in esso si riflette, e cioè il volto che non esponiamo mai al mondo perché lo veliamo per mezzo della Persona, la maschera dell’attore.

Ma dietro la maschera c’è lo specchio da cui il vero volto traspare.”

Carl Gustav Jung

In questa frase il celebre psicologo Carl Gustav Jung si riferisce a ciò che avviene all’interno del lavoro analitico: più questo si fa lungo e impervio più ci sarà la possibilità di incamminarsi verso il Sé. Esso non è fatto solamente di ciò che mostriamo al mondo, la Persona, ma anche di un’altra parte, nascosta, che celiamo all’esterno ma che rappresenta un aspetto, l’Altro aspetto, di noi.

La Persona (la parola “persona” in latino significa “maschera”) è quella parte di noi più superficiale, vista e riconosciuta da coloro che ci circondano. O faremmo meglio a dire, quella parte di noi che Scegliamo di mostrare al mondo circostante. Essa è necessaria poiché consente l’adattamento, ma ci fornisce anche protezione poiché “tiene al sicuro” un’altra parte di noi, quella più intima e meno “conoscibile”. Sotto tale “maschera” si cela il resto della nostra personalità, verosimile, importante e utile tanto quanto quella che emerge in superficie.

Il lavoro analitico fornisce, nel tempo, l’integrazione di queste parti: il suo scopo è quello di rendere cosciente l’inconscio, e quindi di farci accedere ad un’altra “versione” di noi stessi, quella intera.

coronavirus

Supporto psicologico telematico: percorso di sostegno a distanza

Il periodo che stiamo affrontando, di forte emergenza medica e sanitaria, mette ognuno di noi di fronte a dure prove di sopravvivenza psicofisica: l’esperienza della paura del contagio, della paura dei sintomi e della malattia, del timore che noi e i nostri cari possiamo essere vittime e/o veicoli di un morbo che non conosciamo abbastanza, che non possiamo controllare, la percezione di non avere sufficienti armi o barriere fisiche e psichiche che ci rendano “immuni” a tale diffusione. La situazione che stiamo affrontando è unica nel suo genere: un tempo sospeso, fermo, fatto di attese e di pretese, vuoto di concreto e pieno di senso, paralizzato, in qurantena, non capito, non previsto, nuovo, incomprensibile, temibile.

L’emergenza Covid-19 pone l’Italia di fronte a sentimenti di angoscia, persecuzione, ansia, ritiro sociale e relazionale, sentimenti di vuoto. Questo non lo fa solo il virus, lo fanno anche le, lecite, prescrizioni e ordinanze che sono state necessariamente messe in atto in questi ultimi giorni. L’assenza di un confronto relazionale e la percezione di isolamento, inserite in un clima di preoccupazione e agitazione collettiva, possono provocare stati di ansia e agitazione poco gestibili, tantomeno da soli.

La possibilità di confrontarsi, sfogarsi, relazionarsi con uno specialista che sia inserito nello stesso periodo storico e collettivo e che possa comprendere tali difficoltà e dargli un senso, può essere una modalità di fronteggiare tale stato di malessere e di difficoltà, specie in un momento di forzato isolamento relazionale.

Il Supporto Psicologico Telematico consente di costruire una relazione contenitiva e comprensiva a distanza: essa avviene attraverso il supporto telematico delle piattaforme Skype o Whatsapp. Ha la durata di circa quarantacinque minuti e ha l’obiettivo di fornire sostegno psicologico a chi sta affrontando un momento di difficoltà. La consulenza telematica segue i medesimi protocolli riguardanti la Privacy e il trattamento dei dati personali utilizzati in studio.