Psicologia Analitica

La Psicologia Analitica è una branca specifica della psicoanalisi che deve la sua nascita alla persona di Carl Gustav Jung. Egli la fondò nel 1912, in seguito a un allontanamento dal suo maestro, Sigmund Freud. Jung la definì Psicologia Analitica, proprio per differenziarla dalla Psicanalisi freudiana.

Per Jung era fondamentale considerare il paziente un individuo al quale è possibile restituire la salute, l’energia e un senso di capacità e di adattamento nei confronti della vita.[1]”

Secondo la Psicologia Analitica all’interno della condizione di sofferenza, della patologia e del sintomo può esserci qualcosa di più, può esserci una trasformazione che cerca di realizzarsi, può esserci la soluzione.

L’obiettivo del lavoro analitico è quello di restituire il senso e il significato al sintomo che l’individuo sta portando alla luce attraverso la sofferenza o il malessere, i quali rappresentano un campanello di allarme, una sentinella, una segnalazione che consente di porre l’attenzione, di dare il giusto ascolto alle aree dolenti.

Jung afferma: La psicoterapia e l’analisi variano tanto quanto gli individui umani. Per quanto è possibile tratto ogni paziente come un caso individuale, perché la soluzione del problema è sempre individuale: regole generali si possono stabilire solo cum grano salis! Una verità psicologica è vera solo se si può capovolgere: una soluzione che può essere fuori questione per me, potrebbe essere proprio quella giusta per qualcun altro!”

La cosa più importante del trattamento psicoanalitico è il riguardo nei confronti dell’individualità del paziente, di colui che si sta rivolgendo a un professionista. Il rispetto della soggettività del paziente e il riconoscimento delle sue caratteristiche più profonde fa si che si possa avviare il processo di cura. Non è possibile, quindi, immaginare un trattamento uguale per tutti perché questo verrà costruito nell’incontro tra la soggettività del paziente e la soggettività del terapeuta.

I disturbi che affliggono la psiche umana sorprendono perché si manifestano in forme estremamente diverse tra loro. Tutte hanno però in comune la sofferenza della persona e la sensazione di non avere gli strumenti per raggiungere la soluzione.

L’ascolto professionale, un clima accogliente ed empatico e la continuità del trattamento sono tra gli strumenti fondamentali per sostenere la persona nel suo percorso di cura. Il disturbo si presenta in maniera spesso dirompente e sofferta perché a volte i meccanismi mentali fin qui adoperati per affrontare i problemi non funzionano più come prima o non sono più attrezzati.

Il percorso analitico è un percorso di trasformazione oltre che di cura, alla scoperta di sé stessi.

[1]Mia Whuel “Clinica junghiana” la biblioteca di Vivarium.

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