Adolescenti Ciechi o Ipovedenti: diversità, bisogno di accettazione e cambiamento
Il periodo dell’adolescenza può essere considerato come quel particolare momento della vita in cui l’individuo percepisce l’estremo aggrovigliarsi di eventi psicologici ed emotivi, che trasmettono contemporaneamente il piacere e la paura di essere artefici e padroni del proprio destino.
Per un giovane adolescente è molto importante e rassicurante confrontare i propri cambiamenti fisici e
psichici con quelli dei coetanei perchè questo permette di comprendere, di percepire la propria normalità e di verificare l’adeguatezza dei propri comportamenti nell’affrontare ciò che sta succedendo nella propria vita (Muzzatti, 2004).
Questo confronto può esserci tramite l’osservazione del vestiario, dell’atteggiamento e del comportamento dell’Altro, tramite lo scambio relazionale e sociale, le discussioni, le risate e le uscite con i proprio compagni e amici.
L’accettazione e la condivisione con i pari rappresenta quindi una enorme risorsa e una grande riserva energetica per i ragazzi in questa fase di crescita, che consente di attraversare questo periodo di cambiamento e di evoluzione in una situazione di scambio e compartecipazione.
Per un giovane ipovedente o disabile visivo potrebbe non essere semplice accedere ai normali compiti di sviluppo come lo è per i suoi coetanei normodotati.
A volte le problematiche visive possono incidere sulle dinamiche relazionali, causando percezione di isolamento, distanza e mancanza di comprensione.
L’assenza della vista o la minorazione della stessa potrebbero inoltre incidere su una delle caratteristiche
predominanti dell’adolescenza: il comportamento imitativo.
Spesso gli adolescenti agiscono, si vestono, si muovono e parlano come i loro coetanei, è infatti facile, per chi li osserva dall’esterno, avere l’impressione che abbiano lo stesso modello o la stessa cultura di riferimento.
Entrare a far parte di questa cultura del gruppo sociale potrebbe essere più complicato per il giovane
ipovedente a causa della minorazione visiva e delle conseguenze che essa comporta nell’orientamento e nella mobilità, oltre che nella reciprocità visiva e mimica.
Un giovane ipovedente infatti potrebbe aver bisogno di più tempo per comprendere le dinamiche relazionali e sociali che normalmente avvengono in gruppo: ciò potrebbe ritardare e inficiare il processo di confronto e scambio con i pari, oltre che rendergli più difficile l’adeguamento agli standard dei coetanei (per esempio sui social network e tra i compagni di scuola).
L’autostima e l’identità del giovane adolescente, infatti, si costruiscono, in genere, a partire dal livello di adesione alle norme e ai valori del gruppo di appartenenza, di differenziazione dalle figure genitoriali, dalle regole e e/o dal raggiungimento di una maggiore autonomia nello svolgimento delle più svariate attività.
Per un giovane non vedente il raggiungimento di queste tappe evolutive sarà più complesso, e implicherà
molto più tempo, oltre a prevedere l’apprendimento e l’utilizzo di strategie specifiche finalizzate
all’acquisizione dell’autonomia.
Per un adolescente disabile visivo, infatti, il percorso di crescita si fa più complicato su due fronti: da un
lato dovrà affrontare il cambiamento psicologico ed identitario legato al periodo evolutivo dell’adolescenza, dall’altro dovrà fronteggiare l’impegno concreto e pratico, legato all’acquisizione di norme comportamentali utili all’adattamento e all’autonomia (per esempio l’utilizzo del bastone bianco a fine di spostarsi autonomamente per la città, oppure l’utilizzo di strumenti tecnici all’interno della scuola come sostegno allo studio, ecc.).
Questa doppia difficoltà può essere vissuta dal giovane cieco o minorato visivo con pensieri e sentimenti
negativi che possono spingerlo ad allontanarsi dai pari, ad isolarsi, o a convincersi che i coetanei lo allontanino a causa della disabilità.
In una fase di vita così piena di cambiamenti e così confusa, comportamenti di questo tipo si manifestano spesso ma, se non affrontate adeguatamente, possono incidere sull’identità in via di sviluppo del giovane, provocando conseguenze a lungo termine.
In questo periodo ed a causa di queste motivazioni, può venirsi a strutturare una sintomatologia ansiosa
con attacchi di panico, delle difficoltà relazionali e tendenza al ritiro sociale, stati che possono poi avere
serie conseguenze sullo sviluppo sociale, identitario e psicologico del giovane.
Il trattamento psicologico rivolto ad adolescenti ipovedenti o ciechi ha la finalità di fornire sostegno in questo delicato periodo di cambiamento, oltre che garantire uno spazio all’interno del quale poter individuare delle modalità per fronteggiare le difficoltà.
Il sostegno psicologico ha l’obiettivo di aiutare il giovane adolescente a comprendere maggiormente le proprie risorse ma anche le proprie fragilità, di capirne il senso e la finalità, e di favorire un percorso di crescita sereno, orientato all’accettazione e alla comprensione profonda di sé stesso.
L’intervento di sostegno psicologico individuale è quello che garantisce la strutturazione di una relazione sicura nella quale poter costruire il percorso più adeguato alla persona.
All’interno del trattamento del ragazzo ipovedente e/o cieco vengono parzialmente coinvolti anche i genitori, specie nella fase iniziale del lavoro, al fine di comprendere a tutto tondo le esigenze e i bisogni del minore, mantenendo nel tempo un costante interscambio e confronto.
Il risultato prevedibile e auspicabile della terapia con gli adolescenti è quello di favorire il loro benessere individuale, sostenendone il percorso di crescita, e fornendo loro degli strumenti utili ad affrontare il futuro percorso di vita.
