Disabilità Visiva e Sostegno psicologico: quando, come e perché intraprendere un percorso.

Il termine “Handicap” è inglese ed ha un significato particolare, perché vuol dire “mano sul cappello”.

Tale termine veniva utilizzato nell’ambito del gioco e si usava per indicare la penalizzazione da infliggere al giocatore che aveva commesso un’infrazione o che era troppo superiore agli altri: colui che aveva subito la penalità gareggiava per esempio con le mani legate dietro la schiena, o sopra la testa, oppure concedeva un vantaggio agli altri contendenti.

In riferimento agli individui minorati della vista tale metafora è molto efficace, dal momento che è come se essi fossero sempre costretti a “giocare” con gli occhi bendati.

La condizione di minorazione visiva, presente dalla nascita o insorta successivamente, ha sicuramente delle conseguenze importanti sullo stile di vita concreto e psicologico dell’individuo.

A seconda di quando e di come si presenta la problematica o il danno visivo, si manifesteranno differenti tipologie di problematiche relazionali e sociali.

È bene ricordare che la patologia presente fin dalla nascita viene vissuta dall’individuo come una caratteristica della propria personalità e della propria persona, quindi non sarà sperimentata come uno sconvolgimento del normale ciclo di vita, ma semplicemente come una particolarità.

Diverso sarebbe se invece la patologia visiva insorgesse nel tempo, quindi in seguito a un trauma, a un incidente o a una malattia, provocando improvvisamente un cambiamento netto nella vita dell’individuo.

Tale cambiamento si strutturerebbe sia da un punto di vista concreto (modificando quindi l’orientamento e la mobilità dell’individuo, la capacità di riconoscimento e di comprensione dell’Altro, le capacità di letto-scrittura, e, più in generale, di autonomia individuale), sia da un punto di vista psicologico ed emotivo (agendo quindi sull’autostima, sul potere individuale percepito, sulla sicurezza personale e sull’identità) creando importanti difficoltà di adattamento.

Tali difficoltà potrebbero comportare ansia, attacchi di panico, fobie, depressione, somatizzazioni e disturbo post traumatico da stress, causando serie conseguenze sulla qualità di vita della persona.

Per quanto riguarda la condizione di Ipovisione è necessario fare delle precisazioni: essa, in genere provocata da patologie visive presenti fin dalla nascita, è una condizione borderline, al limite cioè tra la Cecità e di Normo-visione.

Le persone che sono affette da una patologia visiva che provoca una diminuzione del campo visivo e dell’acuità visiva sono definite Ipovedenti, ma è molto difficile classificare esattamente il loro livello visivo residuo o danneggiato. Possono essere fatte delle stime, o delle percentuali diagnostiche, da parte dei medici oculisti, ma nessun Ipovedente vede nella stessa maniera di un Altro, ognuno ha una propria specificità (visiva e non).

Dal punto di vista psicologico, essendo la condizione di Ipovisione provocata spesso da patologie degenerative, potrebbero essere presenti problematiche di ansia, attacchi di panico, fobie, depressione e disturbi somatici, oltre che difficoltà relazionali e ritiro sociale.

In tutti questi casi, il trattamento psicologico può avere un ruolo determinante e funzionare da Sostegno psichico e morale per la persona che si trova ad affrontare un importante momento di cambiamento all’interno della sua vita, a causa di una problematica e/o di un handicap visivo.

Il sostegno psicologico ha l’obiettivo di aiutare ad elaborare, assimilare e integrare la perdita, l’assenza e il cambiamento, puntando l’attenzione sulle risorse presenti e sulle potenzialità dell’individuo.

La strutturazione di una relazione di aiuto affettiva e calda e di uno spazio relazionale sicuro, elementi fondanti del lavoro psicoterapico, funzionano da contenitore all’interno del quale possa avvenire la trasformazione.

Il sostegno psicologico individuale ha la finalità di focalizzare e strutturare l’intervento interamente sulla persona, costruendolo insieme a lei e accompagnandola nel suo percorso di cambiamento.

L’obiettivo e il risultato auspicabile del lavoro è quello di favorire il processo di integrazione delle diverse parti della persona affetta da una patologia visiva modificatesi nel tempo e, contemporaneamente, porre in evidenza risorse e potenzialità del soggetto.

Il percorso psicologico è inoltre un cammino di conoscenza profonda di sé stessi, che è possibile intraprendere anche quando non è presente una sintomatologia psicologica specifica ed invalidante;

poiché il suo obiettivo è anche quello di sostenere la persona nel prendere consapevolezza di come funziona, della propria emotività e del proprio mondo interno, il lavoro psicologico può essere incominciato in qualsiasi momento della propria vita ed a qualsiasi età, anche con il solo scopo di prendere maggiore consapevolezza di chi realmente si è.

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